nuova trasmissione?
Cari blog-lettori,
come avrete notato se foste fra coloro che hanno seguito via radio il programma "Tengo la terza media", abbiamo terminato da qualche settimana le puntate che ci eravamo prefissati di fare.
Nonostante il successo riscontrato e il nostro reale divertimento, l'impegno e le notevoli mangiate in compagnia del team di presentatori/registi, abbiamo concluso questa grammaticale esperienza per dare il via alla creazione di un nuovo format radiofonico.
Da un'ideazione del nostro Maurizio, e con la preziosa collaborazione degli "Assuntini brothers", le nuove puntate andranno in onda a partire da settembre 2007.
Sono emozionata e onorata di prestar voce a tale programma, di cui non sveliamo ancora nulla, ma posso garantire che la passione, la precisione e l'impegno che ci metteremo saranno come sempre degni di essere ascoltati, se ne avrete piacere.
Per il momento, presto risentiremo le repliche di "Tengo" come sempre in onda ogni martedì e giovedì alle 12:30 su www.facoltadifrequenza.it e sui 99.40 Mhz via etere.
E per concludere con un po' di sana deménza: Se vi cibate di sintassate, di sicuro non ingrassate! ;)
Camilla
letture... e astrazioni
Vi è mai capitato di aprire un libro, sfogliarlo...e scoprire che non possiede nemmeno una figura?
Un libro senza immagini è come cucinare un merluzzo senza olio-aglio-sale-olive nere-prezzemolo, è come ascoltare Jimi Hendrix senza la sua chitarra, è come annusare le mimose e non percepirne l'intenso e meraviglioso profumo.
Non un colore, un'immagine, una linea nero su bianco che descriva visivamente quello che l'autore vuol far arrivare al proprio lettore, neppure una tabella.
Ecco, quelli sono i libri che a priori scarto rigorosamente dalle mie letture! E la cosa triste è che molti dei testi universitari sono così.
Si lo so, direte: le figure sono più adatte a un target infantile, eppure è proprio là che sono racchiusi i sogni della gente, di chi legge, di chi scrive. Nessuno di noi, credo, sia mai vecchio per questo.
Un giorno avevo un libro d'immagini a me molto caro, di antichi dipinti. Lo consegnai nelle mani di qualcuno perchè lo sfogliasse e partecipasse delle mie stesse emozioni. La prima cosa che fece fu avvicinare le pagine del catalogo al viso e annusarle, in un gesto totalmente istintivo, naturale, spontaneo. Proprio come avrei fatto io, come avrei voluto fare io e che per anni avevo rinunciato a fare. Quella ero io!
("I'll be your mirror", Nico)
Libri su libri...le immagini...i colori...quei profumi...la musica...
Ke freddo...ho lasciato troppo a lungo aperte le finestre della mia casa. Ma ora è giunto il momento di chiuderle per ritrovare la magia dal colore arancione, in cui ero rimasta sospesa a fluttuare.
("Us and Them", Pink Floyd)
Devo dormire.
Velvet Underground
Qualche mese fa passeggiavo in via di Città... In un attimo solitario e pensoso decisi di entrare nel palazzo delle Papesse per immergermi nell'atmosfera delle arti visive e del rock.
Rapita e avvolta dai video di Andy Warhol proiettati sulle 4 pareti della stanza, io, seduta al centro sul pavimento, in un brainstorming di sensazioni, ritrovai lì i Velvet Underground e Nico, in tutti i colori del 1967 esaltati da testo e musica che riconobbi in "Heroin".
Un disco che senz'altro consiglio è quello che porta proprio il nome della band affiancato da quello della misteriosa e sensuale cantante dalla voce quasi ultraterrena. Basta ascoltare i suoi vocalizzi in una fra le più belle canzoni della storia del rock: "Sunday morning". La canzone è bella già di suo, ma senza le sonorità dal timbro oscuro e caldo di Nico, non sarebbe tanto intensa.
Non si può non sentire senza un brivido nella schiena, la spettacolare "Femme Fatale". La ascolto e la riascolto di seguito come ipnotizzata...riesco a vedere mondi irreali, astrarmi completamente dovunque io sia. Se m'incontraste per strada con quel brano nelle orecchie non spaventatevi per l'espressione estatica che potrei avere!
Trovo simpatica "I'm waiting for the man", ma veramente da provare "I'll be your mirror"...un suono che è una passione. Voglia di cantarla, di gridarla fuori, di viverla. Adoro questa musica!
E voi?
Pink Floyd
Bonjour!
Oggi ho sostenuto l'esame di teatro moderno... ed è un altro in meno. Dopo il 30 e lode di architettura del paesaggio mi ero abituata bene, ma sono ugualmente soddisfatta, hi hi...;-) Ed è pure il mio onomastico.
In questi giorni di tensione, caldo, in occasione della morte di Syd Barret e la sofferta preparazione dei 2 esami (di cui Legislazione è andato a farsi benedire), l'unica forza che mi ha dato modo di continuare è stata una magica dimensione ritrovata l'11 luglio grazie alla musica dei Pink Floyd. Non sto smettendo di ascoltare a raffica da giorni, quasi esaltata, la loro discografia.
Li conobbi con Dark Side of the Moon quando avevo 15/16 anni, ma li avevo riscoperti nel 2003. In questi anni mi sono appassionata alla maggior parte dei loro lavori, che continuo a "studiare" e mi piacerebbe un giorno anche suonare. Ma l'occasione per cui tutto ciò mi ha fatto emozionare ancora una volta in questi 3 anni, è stato il meraviglioso concerto di una cover band dei Pink Floyd, tenutosi nelle rovine del Cassero di Poggibonsi l'11 sera.
Al nostro arrivo, sull'alto del poggio che dominava un panorama di luci sottostanti, nel buio del grande prato si ergeva il vasto palco illuminato unicamente da fumo bianco che avvolgeva gli strumenti, e di fianco nel cielo blu...una luna piena arancione, gigante!
Gli spettatori ammutoliti venivano avvolti da un primo tenebroso suono di "Shine on you Crazy Diamond" e quando è partita la chitarra con la modulazione delle mitiche 4 note... Qualcosa d'indescrivibile, mi tremavano quasi le mani!
Dopo un'interpretazione lunga ma fedele all'originale, ecco partire tutto Dark Side, in cui la voce della solista ci ha emozionati (a parte solo 1 paio di discordanze tra i 2 chitarristi dopo) e a seguire 2 omaggi a Syd Barret: "Wish you were here" e "Comfortably Numb".
Finito troppo presto, inutilmente abbiamo richiesto il bis di qualcosa, ma l'emozione di quell'atmosfera, i colori e i suoni mi sono rimasti nell'anima come un piccolo pezzo d'infinito che conserverò gelosamente fra i miei ricordi quando mi ricapiterà di attraversare periodi di dispiaceri come quello dell'ultima settimana.
La musica...strano fenomeno, magica com'è sempre stata per me, mi ha riportato il sorriso, la grinta contro il mondo per reazione, la mia antica sicurezza e la carica giusta per affrontare l'esame (e prepararlo in 2 giorni).
Sono felice.
A volte non è detto che si debba per forza andare solo avanti per cogliere qualcosa di positivo dalla vita: si può imparare e ritrovare se stessi anche a ritroso nel tempo.
Syd Barret...sulla mia bocca 3 anni fa quando ancora non lo conoscevo, con la pretesa d'imitare uno scatch comico pugliese...trasportata dall'allegria di un momento con le amiche...non potevo capirne il senso, non sapevo. Oggi tornato fra le mie cose quotidiane, così...trovandomi forse più cresciuta, più preparata, più consapevole.
Non smetterò di ascoltare i Pink Floyd. Non voglio smettere di sentirmi di nuovo così. VIVA.
Perchè la musica non tradisce mai.
Canzoni Yiddish
PARLA PIANO
Parla piano quando parli d'amore,
la nostra giornata estiva appassisce
troppo presto, troppo presto.
Parla piano quando parli d'amore,
il nostro momento è fugace, come navi alla deriva
la corrente ci separa troppo presto.
Parla piano, amore, parla piano.
L'amore è una scintilla persa nel buio
troppo presto, troppo presto.
Io sento ovunque io vada
che il domani è vicino, che il domani è qui,
e sempre troppo presto.
Il tempo è così vecchio e l'amore così breve.
L'amore è oro puro e il tempo è un ladro.
Siamo in ritardo, amore, siamo in ritardo,
il sipario cade, tutto finisce
troppo presto, troppo presto.
Aspetto, amore, aspetto.
Mi parlerai piano, mi parlerai d'amore presto?
Qualche mese fa, grazie a Parole & Musica, andai al concerto/spettacolo di Moni Ovadia, uno degli esponenti più apprezzati nel panorama teatrale attuale. Ebreo di nascita, credo sia vissuto in America ed è lì che è venuto in contatto con la musica dei più grandi compositori ebrei americani (vi ricorda niente il nome Gerschwin e la mitica "Summertime"?).
Quella sera ero con Raffaella, la conduttrice di "Barrio de Tango" ad armeggiare fra i cd in vendita fuori dalla sala: lei acquistò lo struggente e appassionato lavoro di Moni Ovadia, io quello di Lee Colbert.
Credo di aver fatto uno degli acquisti più belli degli ultimi tempi, dopo il cd di Demis Roussos.
Una voce spettacolare, da far venire i brividi! Lee Colbert cantava sul palco e suonava dal vivo il pianoforte come una forsennata. Le note pervadevano l'atmosfera, il teatro, i miei sensi e ho apprezzato lo spettacolo senza dubbio tantissimo, ancor più dopo aver dato l'esame di Storia del Teatro Ebraico (che poi era anche di cultura ebraica in generale) col prof.Alon Altaras, che è anche un ottimo scrittore nonchè traduttore di letteratura israeliana per l'Italia e viceversa.
A parte la versione yiddish di "Summertime" che nel cd è tornata a chiamarsi "Zumertsayt" ho trovato canti di lavoratori misti di influenze jazz, virtuosismi pianistici e vocali della Colbert, ma soprattutto la potenza dei testi... Qualcosa di eccezionale nelle vere e proprie poesie realizzate per storici brani quali "SPEAK LOW" scritta e musicata da Nash/Weill, di cui vi ho riportato la suddetta traduzione in italiano.
Mi piace perchè finalmente fa capire quanto sia importante prendersi un momento di calma nell'amore, ridargli tutta l'importanza che merita: troppo spesso la gente lo considera un passatempo, qualcosa come tutti gli altri, un must da aggiungere alla propria collezione di oggetti al pari del cellulare, o chessò la macchina digitale, i jeans... Invece no!
Avere la persona che si ama accanto vuol dire osservarla come se fosse l'ultimo giorno insieme, anzi il primo. Vuol dire saper aspettare, non correre via portati dalla routine della vita, perchè la persona che ti ama, come dice la canzone, è oro puro e purtroppo il tempo è un gran ladro...
Molto spesso al giorno d'oggi l'amore si esaurisce proprio come una scintilla persa nel buio. Ma io penso che quando è vero e forte sa aspettare e dura nel tempo. Ecco perchè quando si parla d'amore bisogna farlo piano, con tutta la dolcezza del mondo, con gentilezza. Perchè è prezioso. E raro.
Di recente ho scoperto su Radio Montecarlo (radio avversaria o meglio mia complice?) che "Speak Low" era un classico del jazz, ora rivisitato in chiave lounge, che è qualcosa di meraviglioso, parola mia.
Perchè CaMix, per la musica, c'ha naso!!! ;-D




