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Spleen di una domenica d'ottobre

di Dj CaMix (28/10/2007 - 15:24)

 
Quante cose sono cambiate, dentro e fuori di me, paragonandole a questi stessi giorni di ottobre del  2005, del 2003...
Quanti giorni tristi mi hanno resa cosi dura. E quante cose belle mi sono capitate! Non ci credo quasi piu...vorrei tanto ritrovare l'entusiasmo con cui sognavo al di sopra delle nuvole sulla mia musica.
Ho tutto. E non ho niente.
Non lo so, forse ero tutta matta, ma ora cosa succede?
Sono tutto insieme e non sono proprio niente.

smooth sounds

di Dj CaMix (09/10/2007 - 01:59)

Si ritorna. Si ricomincia.
Si sognano nuovi obiettivi, sulla base di quelli vecchi e contemporaneamente su tutto il contrario.

Aria di vero cambiamento, stavolta. Ma ancora per un pò, in fondo, resta tutto qui, in questa città che protegge e confina, che ricorda e spazza via dalla memoria, che fa crescere e regredire.

Il futuro finalmente non mi spaventa, ora ke accanto a me ho la stella più luminosa del cielo. Per lui e per me riprendo con grinta a costruire e a vivere!

Radio...la mia eterna passione. Dove mi stai conducendo?

 

riflessioni su un volantino

di Dj CaMix (03/03/2007 - 02:55)

("Helmet", disegno di Camilla d'Errico '80)

Questa sera la mia attenzione è stata catalizzata dalla lettura di un volantino e la consueta normalità si è velata di una preoccupazione... Ci riguarda un po' tutti, chi più, chi meno, ma l'argomento è più importante di quanto non sembri (a maggior ragione per chi non si rende conto di essere in effetti dentro a questo problema).

Sapete in pratica cosa diceva? Secondo una ricerca attuata dal Centro Studi del Dipartimento di Farmacologia, l'uso continuato dei media di interconnessione informatica (computer, cellulare, palmare) che ci permettono di entrare giornalmente in contatto con un numero elevato di persone, costringono la nostra mente a usare un tipo di comunicazione veloce, frammentaria e poco approfondita. Sicuramente mezzi utili, ma questo tipo di comunicazione spersonalizza i nostri rapporti e ci porta quindi a difficoltà relazionali profonde.

Possiamo nasconderci dietro la virtualità della comunicazione via testo, ma è artefatta. E le conseguenze di tutto ciò sono depressione o ansia, in altre parole patologie psicologiche!
Non vi nascondo che la cosa mi turba. E mi dispiace sapere persa quella spontaneità e spensieratezza che farebbe così bene poter ritrovare... come i nostri genitori o i nostri nonni, quando a contatto con la natura e la semplicità spesso avevano la giusta chiave per andare avanti con un sorriso, avevano più fantasia, più serenità interiore.

Come non notare ora il desiderio irrefrenabile di controllare le chiamate e i messaggi che ci arrivano sul telefonino, o il giochino sul palmare che sembrerebbe più importante delle persone che stanno intorno a te, che vivono e ti aspettano, o magari l'ultima email che quasi quasi ha il potere di stravolgere la vita!
Sono diventati una maschera, una componente ormai fissa anche nel nostro tempo libero!
Si sente continuamente il bisogno di astrarsi dall'esistenza reale, forse per distaccarsene, lasciandosi rapire da questo vortice virtuale, quasi come nei sogni dei bambini che non vogliono far fronte agli impegni o ammettere di non trovarsi a proprio agio con gli altri.

Senza accorgercene stiamo sostituendo questi media alle altre forme di relazione, limitandoci a rapporti superficiali con chi ci circonda: ma questa è DIPENDENZA. Ciò che provoca è uno stato di necessità, urgenza di chissà cosa, ma soprattutto problemi interpersonali.
Però il punto è che ci illudiamo di poter gestire tutto questo senza conseguenze fisiche e psicologiche, ma l'overload cognitivo che ne deriva sfocia in reazioni del nostro corpo, secondo me giustificate: stress, nervosismo e ipertensione.
Ma dove stiamo andando in questo modo? :(

partenze

di Dj CaMix (19/12/2006 - 00:58)

Eccoci qui. Arrivati ad un altro break tra un impegno e l'altro, a un altro Natale, a un'altra partenza.

Le vetrine dei negozi scintillano luminose, il freddo improvviso dà proprio l'idea di vacanza, le bancarelle in Piazza Gramsci e della Posta soggiornano stabili e stracolme di oggetti dai prezzi tutto fuorchè economici ormai... E i regali? Tutti che si affannano a pensare, a sbuffare ma poi a trovare il tempo per il fatidico giro di spese comandate, che fra musichette americane standard nelle strade, addobbi e addobbini che fanno più Carnevale direi, sentimentalismi ben lontani dal ricollegarsi alla nascita di Gesù (che probabilmente in pochi ricordiamo) fanno di questo Natale una vera nausea!

Non mi era mai capitato di accostarmi alla più bella delle festività con questo spirito. Ho sempre adorato questo meraviglioso periodo, ma quando si sentono decine di violenze ogni giorno, guerre infinite con fiumi di sangue, situazioni insostenibili persino sotto i nostri occhi, beh...tutta questa "gioia" mi sembra una grandissima bugia!

Partivo a malincuore da Siena, non sentivo la necessità già di tornare nei miei luoghi d'origine, avevo tante cose da fare e persone con cui stare, perchè stavolta la data del viaggio è arrivata troppo presto, mi dicevo. Mah...stasera e in questo momento, con tutta sincerità, non vedo l'ora di andarmene e di chiudere, di staccare e non pensare più a niente e a nessuno, fare solo la mia cavolo di vita e le cose che voglio! Fiducia...che grande parola. Non bisognerebbe mai concederla a nessuno, neanke a se stessi.

Italia...patria del Cristianesimo, dove la sede papale non ha mai escluso corruzione, vizio e quant'altro. Gesù non era italiano, eppure dov'è nato c'è chi non lo riconosce neppure. Allora ecco la grande Italia, paese perfetto dove impiantare una nuova religione, dimenticando le sue radici romane. Ma non eravamo noi il popolo delle molteplici divinità (soprattutto terrene) del lusso e dei piaceri, delle guerre di conquista per sottomettere e per espandersi, solo per la gloria? Eravamo noi quel popolo di vizi e lascivia.

Non c'è da vantarsene. Ma rimane tutto un grande schifo...

silenzio

di Dj CaMix (27/11/2006 - 01:57)

a volte si ha bisogno di silenzio, in un mare di inutili parole. si ha bisogno di staccare, perchè non si ha più fiato per continuare a ripetere ciò che con gentilezza è stato ancora voltato a prese in giro e risate. non c'è più bisogno di sorrisi, di pazienza, di comprensione, non cè più bisogno di battute per far comprendere una sofferenza, non cè bisogno di lettere maiuscole dopo i punti, nè di chi t'impone un punto di vista diverso da come sei.

fa freddo su tutto. fa freddo nelle menti di chi scrive e della gente, fa freddo perchè niente è come prima e niente di nuovo cambia. fa freddo nei pensieri sterili di un animo inaridito, che ha lottato per essere capito. ma non ha nessuna importanza, perchè non ce n'è più bisogno.

freddo. silenzio. tutto e niente.

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